Nostra intervista al pianista Robert Bisha - giornale online "Gli amici della musica" 2012
BOLOGNA - Abbiamo incontrato il pianista Robert Bisha in vicolo Bolognetti, dopo la sua performance che, come al solito ci ha colpito ed emozionato. Robert ci ha dedicato alcuni minuti del proprio tempo rilasciandoci un'intervista per la nostra testata ed i nostri lettori.
Lei è stato scelto come uomo immagine per il Teatro Comunale di Ferrara, presso il quale ha anche tenuto un prestigioso concerto nella rassegna "Concerti nel Ridotto", cosa ne pensa del fare musica in Italia?
La musica in Italia è sempre stata di grande importanza, ma oggi è nettamente di scarsa considerazione. Manca la curiosità, il desiderio da parte dell'ascoltatore di scoprire, andare più a fondo e lasciarsi trasportare dai suoni oltre la logica. Chi organizza e promuove concerti o eventi d'arte e cultura in genere non sembra più avere il ruolo di sensibile educatore all'ascolto, piuttosto sembra seguire e diffondere il livello piatto dei prodotti commerciali di facile e veloce consumo. D'altra parte si trova un filone apparentemente opposto, quello dei cosiddetti "intellettuali", che promuove la musica come fosse un concetto, dimenticando cosa sia semplicemente immergersi nell'ascolto di un brano.
Come ha scoperto, d'avere grandi doti d'improvvisatore, poiché i suoi concerti, comprendono solo le sue composizioni?
Comprendono le cosiddette "composizioni istantanee", termine il quale è fuori luogo ogni volta che lo si usa. In passato ho proposto J. S. Bach, O. Messiaen, C. Scelsi... Temi popolari Albanesi, del Mediterraneo, mediorientali arrangiati, scavati a fondo, distrutti e ricostruiti. Ora, mentre suono, preferisco proporre ciò che nasce e mi attraversa all'istante, condividendolo con l'ascoltatore; proprio come mi accadeva da bambino. Ognuno di noi ha le sue doti ed il suo talento. Si tratta solo di individuarlo e poi negli anni amplificarlo, nutrirlo e dargli il via. Tutti abbiamo talento per la musica, ma sono rari coloro che sanno ascoltarsi per riuscire ad avere una stretta amicizia quotidiana con musica di qualità. In me ha indicato la decisione di mio padre che mi iniziò alla scuola di musica P. Jakova.
Ci narra i suoi esordi in ambito artistico?
Ho iniziato a studiare il piano all'età di 6 anni alla scuola di musica a Shkodra. Mi esercitavo anche con la fisarmonica di mio padre. Erano gli anni in cui si ascoltava ancora il vecchio Rock, avevo 11 o 12 anni e, così mi detti allo studio della chitarra classica, e per conto mio Blues e Rock, lasciando il piano. Le mie insegnanti di piano mi avevano decisamente annoiato... non studiavo tanto. Di pomeriggio, con i ragazzi del convitto, suonavamo musica popolare, Rock! Tutt'altro che classica. Consideri che non avevamo nemmeno i libri ma solo pagine fotocopiate, e a volte senza nemmeno il nome dell' autore. Alcuni insegnanti di quella scuola sono veri eroi che lo stato non ha mai saputo valorizzare. Lo stato albanese non ha a che fare, nemmeno con il più lontanissimo pensiero, riguardante l' arte. All' età di 15 anni mi sono trasferito in Italia per studiare pianoforte, dove dopo alcuni anni sono passato alla cattedra di Maria Grazia Dalpasso.
Lei viene da una terra speciale, dove suoni, melodie ed antiche culture si fondono. Attraverso le sue composizioni che tornano al pubblico trova un modo nostalgicamente vivo di tenersi collegato alla sua terra natale, visto che risiede a Ferrara?
L' Albania è una terra speciale. E' una terra che ha sofferto nei secoli, e dalle sofferenze nascono i sentimenti puri che poi si traducono in canti. Ogni angolo porta i suoi modi melodici, i suoi canti, le sue danze. Si canta all' amore, alla guerra, ai valorosi, alla terra, al cielo, agli elementi; che tutti insieme formano ZOT (Zeus). Personalmente non mi sento di appartenere ad una terra. Di una terra ne condivido gli incontri, i canti, le melodie, i sentimenti.
Ha trovato difficoltà d' inserimento, nell' ambiente musicale italiano e, se sì, di quale tipo?
Un po' di difficoltà l'ho trovata. Le manovre scorrette e la burocrazia, a sfavore, esistono anche nell'ambiente musicale! Lentamente sto avendo un pubblico che mi segue. D'altronde la "scatola televisione" oggi è un mezzo di divulgazione di energie basse, argomenti bassi e manipolate informazioni. Anestetizza e distoglie dal concreto interesse. Non espone l'arte ma la volgarità umana; eppure novanta percento della popolazione ne sta ancorata ogni sera. Questa è una delle tante ragioni per cui i concerti di qualità vengono poco seguiti. Ho trovato difficoltà anche a lavorare con le musiche da documentario/film, che è una delle mie passioni. Se non sei nella cerchia degli eletti Rai non considerano le tue musiche; o se sì , sei facilmente fregato. A breve uscirà un documentario di un regista albanese con le mie musiche.
Cosa vuole sia percepito dall' ascoltatore, della sua musica?
Percepito... quel collegamento che si crea tra i miei suoni e l'ascoltatore; quel momento di "vibrare assieme" in consonanza. Quando si crea la magia, credo sia il momento più alto di vita. E' uno dei momenti più intimi. Ci si espone totalmente nudi; onestamente nudi.
Cosa significa per Lei "sperimentare"?
Sperimentare è cercare. E questa ricerca non è la meta ma la partenza verso un altrove, chissà dove. Dico questo perché penso che l'incoscienza è la matrice di un autentico accadimento. Non si tratta più di combinazioni tra scale, tra accordi, ricerche armoniche, ma di utilizzare il proprio "artigianato musicale" per divenire servitori, filtro, canale, di qualcosa che esiste con, ma anche al di là di te: il suono. Per essere liberi, oltre il concetto stesso di libertà, bisogna abbandonare la volontà. In poche parole non più suonare ma essere canale del suono.
Ha già all' attivo molti concerti solistici, ci vuol parlare degli Aion Teater?
Aion Teater è un progetto che coinvolge un gruppo di artisti di diversa formazione. Nel lavoro di Aion si fondono diversi linguaggi, la Musica, la Danza, la Voce, la Scrittura, il Teatro, ma ognuno di essi scavalca la categoria cui appartiene per giungere ad un solo canale di comunicazione che li coinvolge tutti nello stesso istante. Aion, dal greco significa, presente amplificato, forza vitale, attimo eterno, in cui presente passato e futuro coincidono. Il linguaggio di Aion si basa su un lavoro d'Ascolto che accoglie e vive "l' incidente". Tutto quello che è imprevedibile viene attraversato e valorizzato con tutti gli strumenti a disposizione. Ogni lavoro ha al suo interno una struttura, uno scheletro forte che lascia però pieno respiro a ciò che accade in ogni istante. La pratica che portiamo avanti lavora perché ognuno di noi sia canale, servitore di qualcosa che ci guida al di là dell' ego di ognuno e delle sue capacità. Perché questo sia possibile è necessario un costante lavoro di tecnica e di studio continuo di ogni disciplina. A tutti livelli lavoriamo molto con le immagini, con le poesie e con i suoni, poiché ci guidano ad esplorare diverse sfumature. Aion Teater ha già all'attivo diversi lavori, L' Epopea del Quotidiano, Canti Orfici, Lo Straniero, ed altri numerosi progetti da realizzare.
Concludendo, cosa si aspetta?
Un abile e bravo, onesto produttore che abbia voglia di seguirmi ed appoggiarmi nei miei progetti.
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